L’Ecoansia nella nostra società

L’inaspettata marea del dolore ambientale

Il pianeta sta affrontando sfide ambientali senza precedenti, avendo ripercussioni anche all’interno delle persone, creando un nuovo fenomeno psicologico: l’ecoansia. Questo termine descrive la profonda preoccupazione e angoscia che gli individui provano riguardo al futuro dell’ambiente e dell’impatto ecologico della nostra società. L’ecoansia non è una legittima risposta emotiva alla crescente consapevolezza del degrado ambientale: essa riflette una profonda preoccupazione per l’ambiente e apprensione per il futuro, derivanti dal costante flusso di notizie negative sul cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e altre crisi ecologiche.

Il mare psicologico dell’ecoansia

L’ecoansia si manifesta in vari modi, influenzando la salute mentale e la vita quotidiana delle persone. Il sentimento di ansia può variare da una lieve preoccupazione a uno stato più grave: i sintomi correlati possono essere diversi, tra cui troviamo:

  • Sintomi fisici: mal di testa e tensione muscolare, dovuti a stress e nervosismo o alterazioni dell’appetito, come aumento o diminuzione dell’assunzione di cibo.
  • Sintomi emotivi: ansia e paura per disastri naturali, l’estinzione della specie, tristezza e disperazione, per esempio per la perdita di biodiversità, senso di impotenza, come sentirsi sopraffatti di fronte all’ampiezza del problema ambientale, rabbia e frustrazione,  per esempio verso le istituzioni politiche e l’industria.

L’ecoansia ha un impatto anche sul comportamento, in quanto i soggetti possono mettere in atto dei pattern come:

  • Evitamento: per esempio verso notizie o conversazioni sull’ambiente perchè troppo angoscianti o travolgenti
  • Ricerca ossessiva di informazioni: per esempio cercare costantemente aggiornamenti o notizie riguardo alle condizioni ambientali sui social e tramite i media
  • Attivismo ambientale: come la partecipazione o l’intensificazione dell’impegno in attività di conservazione e iniziative ecologiche 
  • Cambiamenti nello Stile di Vita: per esempio l’adozione di un comportamento alimentare più sostenibile, usare meno plastica e ridurre l’utilizzo dell’auto come mezzo di trasporto.

Questo ha un’impatto anche sulla vita quotidiana, per esempio sulle decisioni personali e professionali, per esempio cercare dei lavori più vicini alla propria abitazione. Può avere un impatto anche sulle relazioni interpersonali, per esempio quando sorgono delle divergenze in merito alla gestione delle questioni ambientali.

I Media: da corpo morto ad ancora

L’esposizione costante a notizie allarmanti sull’ambiente contribuisce significativamente all’ascesa dell’ecoansia. Anche se la consapevolezza è fondamentale per l’azione, il modo in cui i media ritraggono le questioni ambientali spesso manca di soluzioni o storie positive che possono aiutare a mitigare i sentimenti di disperazione. La narrazione carica di presagi può sopraffare gli individui, facendo sembrare il problema insormontabile e portando a un senso di paralisi piuttosto che di azione e attivazione.

Dall’altro lato della medaglia, l’ecoansia può anche condurre a comportamenti come il doomscrolling, ovvero la tendenza a leggere e cercare ossessivamente notizie negative online. Questi due comportamenti possono generare un circolo vizioso che può intensificare l’ansia e la preoccupazione stesse. L’ecoansia può spingere gli individui a volersi informare per riuscire a valutare e comprendere meglio i rischi, ma non sempre questo ha un esito positivo: infatti questa ricerca incessante, spesso focalizzata su notizie catastrofiche o sensazionalistiche, può aggravare lo stato in cui il soggetto si trova.

L’esposizione prolungata a notizie negative può portare ad una visione del mondo distorta e più pessimistica, influenzando negativamente il benessere e le capacità di prendere delle decisioni razionali.

In altre parole, i media non dovrebbero essere come un corpo morto in mare, ovvero qualcosa di fissato al fondale e che non ti permette di esplorare e avere altri punti di vista: dovrebbero essere, invece, come un’ancora, ovvero qualcosa che ti tenga saldo alla realtà, ma che ti permetta anche di poter viaggiare per altri mari.

Affrontare la marea

Per affrontare l’ecoansia, bisogna comprendere l’importanza di strategie di coping proattive. Queste includono rimanere informati sui fatti e gli eventi, in modo da comprendere e elaborare efficacemente le informazioni, ma stabilire anche limiti con il consumo dei media. Soprattutto bisogna accertarsi che le fonti da cui si reperiscono le informazioni siano autorevoli e affidabili.

Ci si può anche impegnare in azioni comunitarie e concentrarsi su pratiche sostenibili che contribuiscano al benessere ambientale, ma senza farla diventare un’ossessione. Si può anche trovare conforto nella natura e connettersi con individui che condividano le proprie idee: questo può fornire supporto emotivo e un senso di empowerment.

Inoltre, coltivare una mentalità di resilienza e ottimismo adattativo è fondamentale: ciò implica riconoscere le sfide e le incertezze pur riconoscendo anche il potenziale per l’innovazione umana, l’azione collettiva e la resilienza della natura stessa.

Terra in vista

L’ecoansia è un segno dei tempi, riflettendo una crescente consapevolezza della crisi ambientale e delle sue implicazioni per tutte le forme di vita. Sebbene possa essere travolgente, offre anche l’opportunità per una profonda trasformazione personale e sociale. Comprendendo, riconoscendo e affrontando l’ecoansia con consapevolezza e strategie proattive, il soggetto può essere più consapevole della realtà che lo circonda, tenendo la giusta distanza emotiva.

Bibliografia

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Contenuto a cura di:

Alice Dondena

Tirocinante in Psicologia